Il commento di Federico d’Amico della 500×2 2019

federico d'amico ed edy giannessi alla 500 del 2019 foto carloni
Federico d'Amico (a destra) ed Edoardo Giannessi alla premiazione della 500x2 di Caorle. Foto di Andrea Carloni

Qui conta proprio il “per due”, quando l’altro uno non solo è un amico e un compagno di viaggio, ma soprattutto uno di cui ti fidi, un marinaio vero perché ragazzi per riuscire a dormire in un 30 piedi durante una burrasca bisogna fidarsi ciecamente di chi hai in barca.
La 500 x2 2019 è stata una di quelle dure, in linea con le attuali bizzarrie del clima! Gli ultimi aggiornamenti meteo prima della partenza erano chiari: l’Adriatico lo si navigherà di bolina (scirocco all’andata e bora al ritorno), con mare agitato, venti di burrasca ed il vhf sul 16 a tener compagnia tra un securitè e l’altro… E così è stato! Anzi di più.
Preparare una regata d’altura è già complicato, in due non ne parliamo! Non c’è spazio per gli errori o per le avarie tecniche; tutto deve essere preparato al meglio, con passione e scrupolosamente. E quindi per oltre un mese prima della partenza con il mio Co-Skipper Edoardo iniziamo a fibrillare tra messaggi, e-mail, telefonate, passando e ripassando le varie check list: iniziando ovviamente con quella enogastronomica (la più divertente, che attenzione, non è sinonimo di facile), quella della scartoffie legate alle iscrizioni ed ai vari certificati (di stazza, della zattera di salvataggio, di World Sailing, della grab bag…), quella delle dotazioni a norma di Legge e del Regolamento per le regate di categoria 3…
Un susseguirsi di flag, spunte, che a me rendono tutt’altro che tranquillo! Avrò dimenticato qualcosa? I carrelli della randa li ho controllati? Il frullino del code 0 verificato? E così via!
Il sabato, alla vigilia della partenza, lo passiamo in Porto Peschereccio a Caorle, ospitiamo qualche bambino curioso a bordo, rispondiamo a qualche domanda dei passanti, compriamo la frutta, ripassiamo con il nastro adesivo i punti delicati per le vele da portanti, verifichiamo – una ennesima volta – drizze, pulegge, scotte, vele, tensioni, strumenti e prima di passare l’ultima notte “tranquilla”, ripassiamo chi fa che cosa in caso di emergenza, ed affrontiamo il mio non essere immune dal mal di mare… In equipaggio ridotto può essere motivo di ritiro, ma anche di pericolo per entrambi! Come potremo tutelarci?
A scapito di Edoardo decidiamo che il sottoscritto - finché le condizioni non migliorano - sottocoperta deve andarci solo per dormire, tuffo in cuccetta stile ingresso nei toboga dei parchi acquatici, posizione orizzontale e occhi chiusi; vietato poi avere freddo, quindi ci faremo trovare pronti: intimo termico, piumino, berretto di lana, cerata e stivali già indossati; niente lasagne alla bolognese o stinco con le patate, ma solo piccoli pasti e piccoli sorsi d’acqua ben distribuiti nell’arco delle ore, arginando anche il pericolo che la stanchezza possa prendere il sopravvento! Siamo attrezzati al meglio, quindi, stando attenti dovremmo uscirne bene!
La navigazione lungo le coste dell’Istria, con il mare leggermente incrociato, già diventa un aperitivo duro da mandar giù, ma il Quarnero passa veloce e tra Lussino e Sansego il mare è leggermente meno formato; è il momento per metterci in assetto da burrasca, anticipandola di qualche ora a scapito della performance, ma preferiamo giocare di anticipo.
Edoardo scende sottocoperta per prendere la trinchetta, nel frattempo navigavamo già con la prima mano di terzaroli. Armata la nostra “veletta” di prua, passiamo alla seconda mano di terzaroli e siamo pronti.
Il vento non tarda ad arrivare, ed il mare segue a ruota. La velocità target del nostro Pogo 30 è 7 nodi con 30 e 35 di vento. Con l’assetto deciso la teniamo perfettamente e spesso siamo anche più veloci. La barca è bilanciatissima, il timone risponde alla perfezione, ma il mare incute timore. Onde di 3 metri, alcune qualcosina di più, piove, è giorno, ma mentre scrivo queste righe il martedì lo ricordo come tutto buio. Gli spruzzi dell’acqua, la pioggia, il vento, i frangenti, il cappuccio ed i miei occhiali da vista fotocromatici, non aiutano. Dietro di noi intravediamo invertire la rotta il Seascape… Ora siamo davvero i più piccoli della flotta insieme al Mumm 30 del mio amico Andrea… Due eroi (Andrea ed il suo compagno), forse un po’ incoscienti, ma anche loro hanno gestito davvero bene l’attrezzatura e ne sono usciti bene, un po’ malconci e senza una drizza, ma ne sono usciti. Il vhf continua a rompere le scatole con gli avvisi di burrasca; a ora di pranzo ci chiediamo: ma la burrasca è questa o deve arrivare? Perché se deve arrivare, dobbiamo sostituire la trinchetta con la tormentina e pensare alla terza mano di terzaroli… e Compamare Ancona non si sbilancia.
Non abbiamo segnale per controllare gli ultimi aggiornamenti meteo così decidiamo di telefonare a Silvia, del Circolo Nautico di Porto Santa Margherita, ed aggiornarla: “ciao Silvia, sono Federico dal satellitare, nostra posizione lat… long…, non vediamo più nessuno intorno a noi, stanno tutti bene? Ci date un aggiornamento meteo?” Dopo mezzora ci risentiamo: “ragazzi il peggio lo state prendendo ora…”!!! E’ quello che almeno volevamo sentirci dire; le ultime 24 ore, infatti, sono state davvero impegnative. In cuccetta, mentre la barca risaliva l’onda, sentivo la gomma piuma del materasso comprimersi sotto di me (è il momento in cui penso “ma chi me lo ha fatto fare”); subito dopo invece arriva l’assenza di gravità, come sull’aereo dell’Esa ci siamo detti ridendo (il giorno dopo); e poi i rumori, il vento che fischia sull’attrezzattura, gli spruzzi in coperta, le intense vibrazioni e le pompate della pinna… Ragazzi - pensavo dentro di me - questa è tosta tosta mi sa!!! . Mi viene da pensare a Lord Chichester, al suo Gypsy Moth e ai 40 Ruggenti …. Ed era pure in solitaria a 65 anni!
Arriviamo all’altezza di Roseto degli Abruzzi con un mare ed un vento che ci consentono di tirare un po’ il fiato e ci prepariamo un piatto caldo! I liofilizzati proprio non vogliamo usarli! La soluzione è quella tradizionale, unica e infallibile: pasta al pomodoro, con salsa pronta al pomodoro e basilico Mutti, è l’idea giusta! Edo, come nei piani, si toglie il cappuccio, indossa il cappello da chef e scende a preparare. Mi sembra che persino la barca apprezzi e vada meglio, infatti il vento gira leggermente in avvicinamento alle Tremiti che raggiungiamo così in planata a vele bianche ad oltre 9 nodi insieme ad uno dei trimarani iscritti. Peccato averle girate di notte, ma il fascino di questo Arcipelago, ed il fatto di essere a metà percorso, è sempre un’emozione.
Doppiamo quelle nostre bellissime isole a notte fonda, è nuvoloso, non c’è la luna, ed è quindi tutto molto scuro. Però angolo ed intensità del vento sono a favore del piccolo Pogo, dobbiamo darci dentro. Ripassiamo insieme ad alta voce la procedura, verificare che la drizza sia in chiaro, bompresso, mura, barber aperto, scotta nel winch ed issiamo il gennaker. La barca stacca l’onda immediatamente, iniziamo a planare al lasco tenendo una media di oltre 11 nodi per le successive 3 ore. Sono un po’ stanco, ma preferiamo rimanere entrambi in coperta. Mi accuccio quindi per terra, vicino alla tuga, legato e MI ADDORMENTO, alla grande. Mi sono svegliato con l’isola di Lissa visibile a vista e la barca che naviga bene, con mare e vento quasi da “vacanza”; ho guardato Edoardo e gli ho chiesto ma che cavolo è successo? “Fede abbiamo fatto oltre 30 miglia in tre ore” ... Fantastico penso! Siamo già in Croazia! Purtroppo fino all’altezza di Zirje il vento è stato poi un po’ latitante e l’attesa bora, che speravamo di avere al traverso, stenta ad entrare, la risalita quindi si fa laboriosa, cercando le ariette, le macchie di vento, lavorando su buone e scarse, ma il Pogo sotto gli 8 nodi soffre, è sordo, legnoso … e inesorabilmente lento.
Qualcosa succede verso la fine delle Incoronate: lampi, tuoni pazzeschi, acqua, qualche colpo di vento da direzioni improbabili… Conosciamo la zona e tutto fa presupporre che arrivi la bora; le previsioni non danno intensità folli, ma le probabilità che vada oltre 30 nodi ci sono tutte, quindi rimaniamo in stato di allerta ed entrambi pronti!
La bora entra decisa con intensità non superiore ai 20 nodi poco prima del faro di Veli Rat; è “girata” da est, come spesso accade in questa zona; angolo che consente di usare il nostro frazionato che issiamo e srotoliamo velocemente! Ripartiamo in planata, stavolta tocca a me giocare al timone e cercare di battere la top speed raggiunta da Edoardo di 12.9 nodi! Ci riesco - 13.9 - in una mega poggiata su un’onda poco più formata delle altre! Dicono che il gioco è bello quando dura poco, ma qui è stata una fregatura. L’atterraggio a Sansego è infatti difficoltoso. Scontratura pazzesca. Noi, il Millenium 40, un trimarano ed un X35 sbattiamo contro una bolla, anzi un muro. Vento zero. Ricomincia la danza delle virate, di cercare il canalino che funziona … Il Millenium va’ verso terra, intelligentemente, aggancia per primo il rientro della bora e vola via; noi seguiamo a ruota e ancora non capisco perché sono andato a cercare il nulla verso fuori. Forse sono stanco o forse ho voluto provarci?!
Giriamo Sansego e affrontiamo il Quarnero di bolina larga con fiocco pieno e due mani di terzaroli! La barca è perfetta, plana con poco sbandamento e abbiamo potenza sul naso! Resta però un altro scoglio… un’altra zona di bonaccia tra le Isole Brioni e Rovigno… Siamo sempre insieme alle barche di prima; cerchiamo di rimanere agganciati al borino di Pola più possibile, facciamo una decina di virate per sfruttarlo tutto e poi puntare verso fuori per cercare di schivare la bonaccia; cosa che ci riesce solo parzialmente, ma ne usciamo bene. Scappiamo via con il trimarano distaccando di qualche miglio sia l’X che il Millenium e navighiamo alla grande assaporando già il cappuccino di un bar di Caorle; le difficoltà però le ritroviamo a 5 miglia dall’arrivo. Bonaccia, vuoto cosmico, come lo chiamiamo a bordo del Pogo ed il Livenza che spinge “fuori”… Morale: 5 miglia in 5 ore e arrivo al fotofinish con l’X35, che ci batte per poco più di 10 secondi; noi ci giochiamo l’ultima cartuccia in canna e ci portiamo molto sopravvento alla rotta ideale per poi poter issare il gennaker; a 9 nodi abbondanti puntiamo l’estremità destra della linea di arrivo; l’X35 a vele bianche cerca di ottimizzare l’assetto in cui sono evitando di fare errori in manovra e puntano la zona centrale dell’arrivo… Dopo 5 giorni di navigazione, 48 ore di burrasca, bonacce, incroci con pescherecci a strascico e mercantili, piogge e temporali, un arrivo così, peraltro con un equipaggio di amici, anche se ci hanno battuto, è la ciliegina sulla torta di una delle regate più belle e complete di sempre.
Abbiamo navigato bene, non ci siamo presi mai rischi, l’attrezzatura è tornata a Caorle perfetta e noi anche! Tagliare l’arrivo in queste regate è un’iniezione di fiducia sulle proprie capacità tecniche e di analisi del contesto; ci si impara a conoscere, a condividere timori ed a frenare entusiasmi; si condivide la gioia di esserci. Di essere stato parte attiva di una sempre nuova avventura di mare!